PROFILO DI RISCHIO

Rischi di sottoscrizione vita

I rischi di sottoscrizione vita derivano dal core business assicurativo del Gruppo. Le riserve tecniche vita si riferiscono principalmente all’attività tradizionale relativa a prodotti assicurativi con partecipazione agli utili. I prodotti non tradizionali (unit-linked) hanno un’incidenza inferiore rispetto al business tradizionale, nonostante presentino un trend crescente. Per gli importi relativi all’attività di sottoscrizione vita del Gruppo, si rimanda alla sezione Informazioni di dettaglio sui contratti assicurativi e d’investimento della Nota Integrativa.
Il portafoglio vita del Gruppo è prevalentemente costituito da prodotti tradizionali di risparmio. Il portafoglio include coperture di puro rischio, con relativo rischio di mortalità, e alcuni portafogli di rendite, con relativo
rischio di longevità.
I rischi relativi ai prodotti assicurativi vita sono di norma distinti in rischi biometrici e operativi. I rischi biometrici dipendono dall'incertezza relativa alle ipotesi sui tassi di mortalità, longevità, malattia, morbilità e disabilità. I rischi operativi derivano dall’incertezza sull’ammontare delle spese e dall’esercizio di opzioni contrattuali da parte degli assicurati. In aggiunta al versamento del premio, il riscatto della polizza costituisce la principale opzione contrattuale in mano agli assicurati.

I rischi di sottoscrizione vita sono di seguito riportati:

  • I rischi di mortalità sono definiti come il rischio di perdita, o di cambiamenti sfavorevoli nel valore delle passività assicurative derivanti da variazioni dei tassi di mortalità, in cui un aumento dei tassi di mortalità comporta un aumento nel valore delle passività assicurative. I rischi di mortalità includono anche i rischi di mortalità catastrofali, derivanti da eventi estremi;
  • I rischi di longevità, analogamente alla mortalità, sono definiti come i rischi derivanti da variazioni dei tassi di mortalità, in cui una diminuzione del tasso di mortalità comporta un aumento del valore delle passività assicurative;
  • I rischi di disabilità e di morbilità derivano da variazioni dei tassi di disabilità, malattia e di mobilità;
  • I rischi di riscatto derivano dall’esercizio inatteso delle opzioni di riscatto da parte degli assicurati. Le opzioni di riscatto sono previste nei contratti stessi o dalla normativa. Possono prevedere recessi totali o parziali o anche solo la limitazione o la sospensione della copertura assicurativa. Tale rischio considera anche l’evento catastrofale;
  • I rischi relativi alle spese derivano dall’incertezza legata ai costi delle prestazioni e dei benefici per gli assicurati;

  • I rischi malattia infine sono riferiti specificatamente ai prodotti malattia e includono anche i relativi rischi catastrofali.

L’approccio sottostante la misurazione dei rischi di sottoscrizione vita si basa sul calcolo della perdita derivante da variazioni inattese delle ipotesi biometriche/operative. I requisiti patrimoniali per i rischi di sottoscrizione vita sono calcolati sulla base della differenza tra le riserve tecniche Solvency II prima e dopo l’applicazione degli stress.

Per la misurazione dei rischi di sottoscrizione vita si utilizza il PIM. Il contributo del rischio di sottoscrizione vita al calcolo dell’SCR, prima della diversificazione, è pari a €2.204,6 milioni. I rischi si riferiscono principalmente alle spese, ai rischi di longevità e di mortalità. Il contributo al profilo di rischio è limitato, dato l’elevato livello di diversificazione con gli altri rischi.

La gestione del rischio di sottoscrizione vita è basata su due processi principali:

  • Il processo di sottoscrizione e selezione dei rischi ex-ante;
  • Il processo di tariffazione dei prodotti.

Nell’ambito della tariffazione dei prodotti si valutano le caratteristiche del prodotto e le ipotesi relative ai costi, ai dati biometrici e al comportamento degli assicurati.
Per i prodotti di risparmio si utilizzano tecniche di profit testing, mentre per gli altri prodotti con componente biometrica si fa riferimento a ipotesi prudenziali.

Nella tariffazione dei nuovi prodotti, il rischio di riscatto, derivante dalla retrocessione volontaria dal contratto, o i rischi legati alle spese, sono valutati in maniera prudente. Nel processo di profit testing e di definizione di una nuova tariffa viene presa in considerazione l’esperienza del Gruppo.

Per i portafogli assicurativi con una componente di rischio biometrico, le ipotesi sulla mortalità attesa vengono aggiornate sulla base delle revisioni delle tavole di mortalità specifiche per i diversi mercati. Le analisi sono differenziate per sesso, età, anno di emissione della polizza, somma assicurata e altri criteri di sottoscrizione al fine di limitare al minimo il rischio di stime non idonee per i successivi anni di sottoscrizione.

La stessa valutazione annuale dell'adeguatezza delle tavole di mortalità utilizzate nell’attività di tariffazione è effettuata anche per i rischi di longevità. In questo caso non sono considerati solo i rischi biometrici, ma anche i rischi finanziari relativi ai rendimenti minimi garantiti e ai possibili disallineamenti tra le relative attività e le passività.
Nell’ambito del processo di sottoscrizione, la Capogruppo emette linee guida di sottoscrizione e stabilisce limiti operativi per le compagnie del Gruppo. Tale attività mira a garantire un uso adeguato del capitale e il mantenimento del livello del rischio entro i limiti definiti.

Nella sottoscrizione di nuovi contratti, si presta particolare attenzione ai rischi medici, finanziari e morali (moral hazard). Il Gruppo ha definito regole da seguire per la sottoscrizione di questi rischi e utilizza manuali, questionari e limitazioni standard. Per le garanzie assicurative aggiuntive, che sono più esposte al rischio di moral hazard, vengono definiti limiti assuntivi più stringenti rispetto a quelli applicati per le coperture in caso morte e si applicano esclusioni specifiche ai contratti.

Il livello dei rischi e la conformità con i limiti di rischio sono monitorati su base periodica e sono previsti processi di reporting e di escalation, per definire le azioni di mitigazione più idonee.

Il processo di approvazione dei prodotti è rivisto dalla Funzione di Risk Management al fine di garantire che i nuovi prodotti siano in linea con il RAF e ai fini della valutazione della performance risk-adjusted.

La riassicurazione rappresenta la principale tecnica di mitigazione dei rischi. La Capogruppo agisce come riassicuratore principale per le compagnie del Gruppo e cede parte del business a riassicuratori esterni. Il programma di riassicurazione contribuisce alla mitigazione del rischio di concentrazione geografica dei rischi catastrofali.

Rischi di sottoscrizione danni

I rischi di sottoscrizione danni derivano dalle attività assicurative del Gruppo nel segmento danni e, in particolare, nei segmenti retail, middle market e corporate & commercial. La strategia del Gruppo è focalizzata sul cliente, con un modello di distribuzione multicanale. Generali, infatti, coordina una varietà di canali distributivi (ad esempio, agenti, intermediari professionali, canali diretti), con l'obiettivo di migliorare il servizio verso i propri clienti e di diversificare i rischi. Il Gruppo favorisce rapporti di lunga durata con i clienti per ridurre i rischi di moral hazard e di selezione avversa.

Per i volumi dei premi e le relative analisi geografiche si rimanda alla sezione Indicatori del segmento danni per Paese della Relazione sulla Gestione, per le riserve tecniche si rimanda alla sezione Informazioni di dettaglio sui contratti assicurativi e d’investimento della Nota Integrativa.

I rischi di sottoscrizione danni sono legati agli eventi assicurati e ai processi utilizzati nella conduzione del modello di business sopra menzionato. Tali rischi possono dipendere da una stima inadeguata della frequenza e/o della gravità dei sinistri nei processi di tariffazione e di allocazione delle riserve (rispettivamente rischio di tariffazione e di riservazione), da perdite derivanti da eventi estremi o eccezionali (rischio catastrofale) e dal rischio di riscatto anticipato da parte degli assicurati:

  • I rischi di tariffazione e catastrofali derivano dalla possibilità che i premi non siano sufficienti per coprire i sinistri futuri, le spese contrattuali e la volatilità di alcuni eventi;
  • Il rischio di riservazione si riferisce all’incertezza del run-off delle riserve sinistri rispetto al valore atteso su un orizzonte temporale di un anno;
  • Il rischio di riscatto, infine, deriva dall’incertezza legata agli utili, riconosciuti inizialmente nella riserva premi.

I rischi di sottoscrizione danni sono misurati con l’utilizzo del PIM. Per la maggior parte di essi, le valutazioni si basano sia su modelli sviluppati internamente che su modelli esterni, principalmente utilizzati per gli eventicatastrofali, per i quali si ritiene  opportuno l’utilizzo dell’esperienza di mercato.

Il contributo del rischio di sottoscrizione danni al calcolo del SCR, prima della diversificazione, è pari a € 3.763,5 milioni. Tale valore deriva principalmente dai rischi di riservazione e tariffazione, seguiti dal rischio catastrofale.
Il rischio di riscatto del ramo danni contribuisce solo marginalmente al profilo di rischio.

Per il rischio catastrofale, le maggiori esposizioni del Gruppo sono i terremoti in Italia, le tempeste e le inondazioni in Europa. Si considerano anche altri rischi catastrofali di minore rilevanza, che sono a loro volta valutati con ulteriori analisi di scenario.

La selezione dei rischi danni inizia da una proposta generale che definisce la strategia di sottoscrizione e i relativi criteri di selezione del business, sulla base del RAF. Durante il processo di pianificazione strategica si definiscono gli obiettivi che sono tradotti in limiti di sottoscrizione per garantire che il business sia sottoscritto in linea col piano. I limiti di sottoscrizione definiscono l’esposizione massima ai rischi e alle classi di business che le compagnie del Gruppo possono sottoscrivere senza ulteriori o preventive richieste di approvazione. I limiti possono essere definiti sulla base di valori, tipologie di rischio, esposizioni specifiche, prodotti o linee di business. I limiti mirano a mantenere portafogli di business adeguati e redditizi in base al profilo delle singole compagnie.

Al fine di monitorare i rischi di sottoscrizione danni, vengono utilizzati ulteriori indicatori, come ad esempio le esposizioni, la concentrazione dei rischi e il capitale di rischio. Tali indicatori sono calcolati su base trimestrale per garantire l’allineamento con il RAF.

La principale tecnica di mitigazione del rischio per il portafoglio danni è la riassicurazione che ha l’obiettivo di ottimizzare l'utilizzo del capitale tramite la cessione di una parte del rischio di sottoscrizione a controparti selezionate, limitando al contempo il rischio di credito associato a tale operazione.

La strategia di riassicurazione danni è sviluppata in linea con la propensione al rischio e con le preferenze di rischio definite nel RAF tenendo in considerazione il ciclo di vita del mercato riassicurativo.

Il Gruppo ha storicamente preferito la riassicurazione tradizionale come strumento per la mitigazione del rischio catastrofale danni, grazie a un approccio centralizzato in cui la Funzione di Riassicurazione del Gruppo gestisce il placement della riassicurazione verso il mercato.

Il programma di riassicurazione per gli eventi catastrofali (Property Catastrophe Reinsurance Program) è disegnato come segue:

  • Obiettivo di copertura delle perdite attese su singoli eventi che hanno una probabilità di accadimento fino a una in 250 anni;
  • Adeguatezza dimostrata in termini di copertura dei maggiori eventi catastrofali recenti;
  • Efficacia dimostrata nella riduzione della volatilità del Gruppo nel caso di un evento multi-territoriale;
  • Notevole risparmio di capitale;
  • Eccedenza delle perdite aggregate (XL – excess loss) coperte a livello di bilancio anche in caso di più eventi in un anno.

Lo stesso livello di protezione e di risparmio è garantito su altre coperture non catastrofali come, ad esempio, su singoli eventi gravi nelle linee di business relative agli immobili, al trasporto e alla responsabilità civile.

Il trend crescente osservato negli ultimi anni nel portafoglio relativamente alle tempeste in Europa, ha suggerito di escludere parte di tali coperture dalle principali protezioni riassicurative e di collocarle nel più competitivo mercato dell’Insurance-Linked Securities (ILS), mantenendo al contempo l’esposizione italiana dominante nel mercato della riassicurazione tradizionale con una conseguente ottimizzazione della tariffazione complessiva. Soluzioni alternative di trasferimento del rischio sono oggetto di analisi su base continuativa e il Gruppo ne valuta la possibile implementazione al fine di adottare soluzioni di riassicurazione più competitive. Esempio ne è il recente collocamento sul mercato dei capitali di una protezione addizionale rispetto alla tradizionale riassicurazione, e relativa a proteggere il bilancio contro valori elevati della Loss Ratio del portafoglio Motor Liability di Gruppo.

Rischi Finanziari e di Credito

Il Gruppo investe i premi raccolti in una varietà di attivi finanziari con l’obiettivo di onorare gli impegni futuri verso gli assicurati e generare valore per gli azionisti.

Il Gruppo è pertanto esposto al rischio che:

  • Gli attivi investiti non generino il rendimento atteso, a causa della riduzione del loro valore o della volatilità dei prezzi;
  • La liquidità derivante dai titoli in scadenza sia reinvestita a condizioni di mercato sfavorevoli, tipicamente a tassi di interesse più bassi.

Il business tradizionale vita di Generali è di lunga durata, pertanto il Gruppo detiene per lo più investimenti a lungo termine che sono in grado di assorbire le perdite e le fluttuazioni di mercato nel breve periodo.

Il Gruppo gestisce le proprie attività in modo prudente in base al Prudent Person Principle1, con l’impegno ad ottimizzare il rendimento degli investimenti e a ridurre al minimo l'impatto negativo di fluttuazioni di mercato di breve periodo sulla solvibilità.

Il Gruppo detiene inoltre un buffer di capitale, come richiesto dalla normativa Solvency II, al fine di mantenere una posizione di solvibilità solida anche in circostanze di mercato avverse.

La gestione degli investimenti prevede un approccio integrato sulle attività e sulle passività. A tal fine, il processo Strategic Asset Allocation (SAA) di Gruppo tiene in considerazione l’impatto sulle passività (liability-driven) e rimane fortemente interdipendente con gli obiettivi e le limitazioni del processo di sottoscrizione dei rischi. Sono stati pertanto integrati in un unico processo aziendale i processi di Strategic Asset Allocation (SAA) e Asset Liability Management (ALM).

L’obiettivo del processo di ALM&SAA è di definire la miglior combinazione in termini di categorie di attivi che, in linea con il Prudent Person Principle definito nella direttiva Solvency II e con le relative prescrizioni regolamentari, massimizzi la creazione del valore degli investimenti, tenendo in considerazione gli impatti sulla solvibilità, attuariali e contabili. Il processo mira alla mitigazione dei rischi derivanti dagli investimenti nonché alla definizione del profilo rischio-rendimento ottimale in grado di soddisfare gli obiettivi di rendimento e la propensione al rischio definiti nell’ambito del processo di pianificazione strategica.

Il portafoglio viene investito e ponderato in base alle classi di attivi e alla loro durata. Nell’ambito della mitigazione dei rischi la gestione degli attivi viene “guidata” dalle passività (liability-driven), con l’obiettivo di tenere in debita considerazione la struttura delle passività (ad es. il rischio di tasso di interesse o di valuta viene mitigato quando ad un movimento degli attivi corrisponde un movimento che compensa lo stesso nell’ambito delle passività).

Il processo ALM&SAA garantisce il mantenimento di attivi sufficienti e adeguati al raggiungimento degli obiettivi stabiliti e a far fronte agli impegni previsti. A tal fine, vengono condotte analisi di interdipendenza tra attività e passività in ipotesi di scenari di mercato avversi e si valutano analisi di sensitività sugli investimenti.

Le Funzioni Investimento, Finanza (incl. la Tesoreria), Attuariale e Risk Management collaborano perseguendo un elevato livello di integrazione tra la strategia di rischio, la pianificazione strategica e il processo di allocazione del capitale.

La proposta annuale di SAA:

  • Definisce gli obiettivi in termini di esposizione e limiti, per ciascuna classe di attivi;
  • Esamina i disallineamenti tra attivi e passivi laddove previsti (ALM mismatches) e le potenziali azioni di mitigazione da attivarsi in riferimento agli investimenti.

La gestione e le attività di monitoraggio di specifiche classi di attività come (i) private equity, (ii) strumenti a reddito fisso alternativi, (iii) hedge funds, (iv) derivati e prodotti strutturati, sono state centralizzate. In particolare:

  • Queste tipologie di investimenti sono soggette ad accurata due diligence con l’obiettivo di valutarne la qualità, il livello di rischio e la coerenza con la SAA definita in base alla struttura delle passività (liability-driven);
  • La portata e la completezza delle analisi possono variare in base a criteri quali la struttura e il volume degli investimenti oltre al quadro normativo.

L’utilizzo di strumenti derivati ha inoltre l’obiettivo di mitigare il rischio del portafoglio di attività e passività.
I derivati consentono di migliorare la qualità, la liquidità e la profittabilità del portafoglio, in base agli obiettivi del piano strategico.

In aggiunta ai limiti di tolleranza al rischio definiti nel RAF, il processo di monitoraggio dei rischi comprende anche l'applicazione delle Group Risk Guidelines (GRG). Le GRG includono principi generali, limiti quantitativi di rischio (con focus sul rischio di credito e concentrazione di mercato), processi di autorizzazione e divieti che le società del Gruppo devono rispettare.

Rischi Finanziari

Nel business vita, viene assunto un notevole rischio finanziario nel caso di garanzie di rendimenti minimi del capitale. Se, per un periodo prolungato, il rendimento generato dall'investimento è inferiore al rendimento minimo garantito, il Gruppo è tenuto a coprire le garanzie contrattuali. Indipendentemente dalle garanzie, il valore degli investimenti a copertura dei contratti di assicurazione non deve scendere al di sotto del valore degli impegni nei confronti degli assicurati.

Il business unit-linked non rappresenta in genere una fonte di rischio finanziario per gli assicuratori (salvo il caso in cui sono previste delle garanzie), tuttavia le fluttuazioni di mercato hanno spesso un impatto sulla reddittività.
Nel business danni, il Gruppo deve assicurare che le prestazioni possano essere tempestivamente pagate al verificarsi dei sinistri.

Il Gruppo è esposto al:

  • Rischio azionario che deriva dalle variazioni sfavorevoli nel valore di mercato delle attività o delle passività dovute alle fluttuazioni dei prezzi di mercato che possono condurre a perdite finanziarie;
  • Rischio di volatilità azionaria che deriva dalle fluttuazioni nella volatilità dei mercati. L'esposizione alla volatilità azionaria è in genere legata ai contratti con opzioni sulle azioni;
  • Rischio di tasso di interesse che è definito come il rischio di variazioni sfavorevoli del valore di mercato delle attività o delle passività dovute alle fluttuazioni dei tassi di interesse sul mercato. Il Gruppo è principalmente esposto al peggioramento dei tassi d’interesse, in quanto i tassi di interesse bassi fanno sì che aumenti il valore degli impegni verso gli assicurati più di quanto aumenti il valore delle attività sottostanti a tali impegni. Di conseguenza, potrebbe diventare sempre più oneroso far fronte agli impegni assunti, con conseguenti perdite economiche. Il rischio di volatilità del tasso d’interesse deriva dalle variazioni del livello di volatilità implicito nei tassi di interesse. Questo rischio si riferisce, ad esempio, a prodotti assicurativi con minimo garantito, il cui valore di mercato risulta sensibile ai livelli di volatilità del tasso di interesse;
  • Rischio immobiliare che deriva dalle variazioni del livello dei prezzi del mercato immobiliare. L’esposizione a tale rischio è legata alle posizioni immobiliari detenute;
  • Rischio di valuta che deriva dalle fluttuazioni dei tassi di cambio;
  • Rischio di concentrazione del portafoglio attivi a un numero limitato di controparti con conseguente possibilità che un evento negativo che colpisce alcune controparti, o anche una soltanto, possa produrre perdite rilevanti.

Per ulteriori dettagli sui volumi del Gruppo e sulle attività finanziarie si rimanda alla sezione Investimenti della Nota integrativa.

I rischi finanziari sono misurati con il PIM come segue:

  • Il rischio azionario è valutato associando ciascun’esposizione azionaria a un indice rappresentativo del proprio settore industriale e/o geografico. I potenziali cambiamenti nei valori di mercato dei titoli azionari sono quindi stimati sulla base degli shock storici osservati per gli indici selezionati;
  • Il rischio di volatilità azionaria valuta l’impatto delle oscillazioni che la volatilità implicita delle azioni può avere sul valore di mercato dei derivati;
  • Il rischio di tasso di interesse valuta i cambiamenti nella struttura delle scadenze dei tassi di interesse per le diverse valute e gli impatti di tali variazioni sul valore delle obbligazioni (e su altre attività sensibili ai tassi d’interesse) e sul valore dei futuri flussi di cassa delle passività;
  • Il rischio di volatilità dei tassi di interesse valuta gli impatti che la volatilità osservata sulla curva dei tassi di interesse può avere sul valore di mercato dei derivati e sul valore delle passività sensibili alla volatilità dei tassi d’interesse (come ad esempio le garanzie minime sul fondo pensione);
  • Il rischio immobiliare valuta il rendimento di indici relativi al mercato immobiliare e il loro impatto sul valore del patrimonio specifico del Gruppo, mappato in base all’ubicazione degli immobili e al tipo di utilizzo;
  • Per il rischio di valuta si valutano i movimenti del tasso di cambio della valuta di riferimento del Gruppo rispetto alle valute estere, così come le variazioni del valore delle attività non denominate nella valuta di riferimento;
  • Per il rischio di concentrazione si valuta il livello di rischio aggiuntivo assunto dal Gruppo a causa di un’insufficiente diversificazione nei portafogli azionari, immobiliari e obbligazionari.

Il contributo dei rischi finanziari al calcolo del SCR, prima della diversificazione, è pari a € 11.327,4 milioni. Il rischio finanziario è rappresentato principalmente dal rischio azionario, seguito dal rischio immobiliare, dal rischio di tasso d’interesse e da quello di valuta. Il contributo del rischio di concentrazione, invece, è trascurabile.

Rischi di credito

L’esposizione al rischio di credito è riferita agli investimenti finanziari e ad altre controparti (ad esempio nella riassicurazione). Analogamente alla gestione del rischio finanziario, il Gruppo deve garantire che il valore degli attivi non sia inferiore al valore degli impegni verso gli assicurati.

Il rischio di credito include:

  • Il rischio di ampliamento dello spread (cd. spread-widening risk) derivante da variazioni sfavorevoli del valore di mercato delle attività ancorché non in default. La diminuzione del valore di mercato di un’attività a causa dell’ampliamento dello spread può essere legata sia alla valutazione di mercato del merito creditizio dello specifico debitore (che spesso implica una diminuzione nel rating), sia alla riduzione sistemica a livello di mercato nel prezzo delle attività creditizie;
  • Il rischio di default definito come il rischio di incorrere in perdite a causa dell’incapacità di una controparte di onorare i propri impegni finanziari. Sono stati sviluppati diversi approcci di modellizzazione per il rischio di default sul portafoglio  obbligazionario (credit default risk) e per il rischio di default delle controparti in depositi, per i contratti di mitigazione del rischio (come ad esempio la riassicurazione) e per altri tipi di esposizioni (rischio di default della controparte).

Per il volume degli attivi soggetti al rischio di credito si rimanda alla sezione Investimenti della Nota Integrativa.

I rischi di credito sono misurati con il PIM. In particolare:

  • Il rischio dello spread sul credito si riferisce ai possibili movimenti dei livelli di spread per le esposizioni obbligazionarie. Nella valutazione del rischio si differenzia in base al rating, al settore industriale e alla localizzazione geografica, sulla base dell’analisi storica di un insieme rappresentativo di indici obbligazionari. Le attività sensibili allo spread sono associate a indici specifici, valutati in base alle caratteristiche dell’emittente e alla valuta;
  • Il rischio di default valuta l’impatto sul valore degli attivi, che potrebbe derivare dal default di un emittente obbligazionario o di controparti in derivati, in riassicurazione e in generale per altre transazioni.

Il modello del rischio di credito utilizzato nel PIM valuta i rischi di spread e di default anche per le esposizioni in titoli di Stato. Questo approccio è più prudente rispetto alla Formula Standard definita da EIOPA, secondo la quale le obbligazioni emesse dai paesi europei e in valuta nazionale, non sono soggette al rischio di credito.

Il contributo del rischio di credito al calcolo del SCR, prima della diversificazione, è pari a € 12.791,3 milioni. Il rischio di credito deriva principalmente da titoli a reddito fisso, mentre il rischio di controparte (che include anche il rischio di default del riassicuratore) contribuisce in misura limitata al SCR.

La valutazione del rischio di credito è basata sui rating assegnati alle controparti e agli strumenti finanziari. Al fine di limitare il ricorso alle valutazioni del rating fornite dalle agenzie, nell'ambito della Politica di gestione dei rischi è stato definito un sistema interno di attribuzione del rating.

In questo contesto, sono state previste valutazioni aggiuntive sul rating da eseguirsi a livello di controparte e/o di strumento finanziario. Questo si applica anche nel caso di disponibilità di rating esterni. Il rating viene rivisto su base annua e quando vengono rese disponibili nuove informazioni, provenienti da fonti affidabili, che possono influenzare l’affidabilità creditizia del soggetto emittente.

La principale strategia per la mitigazione del rischio di credito consiste nell’applicazione del processo SAA che può limitare l’impatto della volatilità dello spread. Il Gruppo persegue inoltre l’efficace mitigazione del rischio di default della controparte utilizzando strategie di collateralizzazione che limitano in maniera significativa le perdite che il Gruppo potrebbe subire a causa del default di una o più delle sue controparti.

Rischi Operativi

I rischi operativi rappresentano il rischio di perdite derivanti dall’inadeguatezza o dal malfunzionamento dei processi interni, dalle risorse umane, dai sistemi interni, oppure da eventi esogeni. Le perdite causate da eventi come per esempio le frodi, le controversie, i danni agli uffici, gli attacchi informatici o la mancata conformità alle normative, rientrano in tale definizione. Tra i rischi operativi viene incluso il rischio relativo all’informativa finanziaria, ed esclusi i rischi strategici e reputazionali.

Nonostante la responsabilità ultima della gestione dei rischi sia attribuita alla prima linea di difesa (ovvero ai responsabili delle aree operative, cd. risk owner), la Funzione di Risk Management definisce metodologie e processi volti all’identificazione delle principali minacce a cui è soggetto il Gruppo. In tal modo viene garantita la gestione del rischio ai diversi livelli, secondo una visione olistica del rischio operativo, che risulta fondamentale per stabilire la priorità delle azioni da intraprendere e l'allocazione delle risorse alle aree critiche. Tale obiettivo viene perseguito utilizzando metodologie e strumenti in linea con le best practice del settore e stabilendo un dialogo strutturato con la prima linea di difesa.

A partire dal 2015, il Gruppo Generali condivide i dati riguardanti il rischio operativo in modo anonimo attraverso i dati di “Operational Risk data eXchange Association (ORX)”, un'associazione globale formata da professionisti del rischio operativo a cui partecipano i principali attori del settore. L'obiettivo consiste nell’utilizzo dei dati al fine del rafforzamento dei controlli interni del Gruppo e al fine di anticipare le tendenze emergenti. Inoltre, poiché le perdite sono raccolte dalla prima linea di difesa, questo processo contribuisce ad accrescere la consapevolezza tra i risk owner sui principali rischi/minacce. Le valutazioni prospettiche (forward-looking) svolgono un ruolo essenziale al fine di valutare l'evoluzione dell’esposizione del rischio operativo in un determinato orizzonte temporale, prevedendo potenziali minacce, definendo l’allocazione efficiente delle risorse e le relative iniziative di mitigazione.

Sulla base delle più recenti valutazioni effettuate, gli scenari più rilevanti per il Gruppo sono il rischio informatico (cyber) e il rischio di non conformità.

I rischi di non conformità sono presidiati dalla Funzione indipendente, Compliance di Gruppo, che fornisce le linee guida ai team locali e monitora l'esecuzione del programma di Compliance di Gruppo (Group Compliance Program).

Per rafforzare ulteriormente i sistemi di controllo interni e in aggiunta alla responsabilità dei risk owner nella gestione dei rischi, il Gruppo ha istituito unità specializzate nell’ambito della prima linea di difesa con lo scopo di affrontare minacce specifiche (i.e. il rischio informatico, di frode, d’informativa finanziaria) e che agiscono come partner per la Funzione di Risk Management.

Un ulteriore vantaggio derivante da questa collaborazione è costituito da una serie di misure di mitigazione del rischio attivate in tutto il Gruppo sulla base dei risultati dei test di controllo, delle valutazioni e della raccolta di eventi legati ai rischi operativi.
Un esempio specifico riguarda la costituzione di un’unità dedicata alla gestione e coordinamento della sicurezza informatica a livello di Gruppo che guida l'evoluzione della strategia di sicurezza IT e del modello operativo per la tempestiva individuazione e risoluzione delle vulnerabilità che possono di volta in volta manifestarsi. Questa iniziativa consente una migliore gestione della crescente minaccia rappresentata dal rischio informatico.

Il contributo dei rischi operativi al calcolo del SCR è pari a € 2.166,5 milioni ed è calcolato in base alla Formula Standard.

(1)Il principio del “Prudent Person Principle” definito nell’Articolo 132 della Direttiva 2009/138/EC prevede che la compagnia investa soltanto in attivi e strumenti che possono essere identificati, misurati, monitorati, controllati e riportati così come considerati nella valutazione del requisito patrimoniale complessivo. L’adozione di tale principio è regolamentata nella Group Investment Governance Policy (GIGP).